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La Riforma dei servizi di Polizia in Belgio
Relazione in occasione del XXXII Convegno "Le giornate della Polizia Locale" Riccione 2013
di Paul Cirino (Commisaire de Police e.r.) Andre Decorte (commisaire de Brigade e.r.) Presidente e Segretario europei dell'E.P.A.clicca sulla foto per leggere>>>

L'identità delle polizie municipali. Francia e Italia, differenze e affinità 
di Stefano Borrelli 
(delegato E.P.A. Italia)

  

  
Di Iannello Giovanni Leone (Delegato EPA Sicilia):

Un pensiero dedicato ad un bambino parigino (europeo!) Di tre anni, figlio di Giovanni Battista e Jessica (Parigini, europei, sbirri, i miei fratelli)>>>.  

"Un pensiero a questo giovanotto che da ieri è orfano.Un pensiero ai suoi genitori, dei nostri colleghi per chi indossa una divisa da poliziotto o carabiniere in una qualsiasi parte della nostra Europa, i nostri concittadini per chi porta la storia e le speranze della nostra Europa.

"Une pensée consacré à un bébé parisien (européen !) De trois ans, fils de Jean-Baptiste et de Jessica (Parisiens, Européens, flics, mes frères). Une pensée à ce jeune homme qui depuis hier est orphelin. Une pensée à ses parents, de nos collègues pour qui porte un uniforme de policier ou gendarme dans une toute partie de notre Europe, nos concitoyens pour qui porte l'histoire et les espoirs de notre Europe."

 
A CHE PUNTO E' LA NOTTE?
Post in agrodolce sulla situazione dei servizi di polizia in Italia /1
di Giova
nni Leone Iannello (Delegato E.P.A. Sicilia)

In qualche parte d'Italia si sparano sventagliate di mitra contro una caserma dei carabinieri. Probabilmente dei giovanissimi, ma a Secondigliano c'è chi cresce in fretta impugnando armi più grandi di lui. Gioventù bruciata ed anche gioventù criminale ed assassina. La situazione è tragica ben oltre il fatto in sé. E' tragica che per taluni persone e in taluni contesti i devianti siano le persone oneste e chi indossa una qualsiasi uniforme coi tanti colori del blu.
Più cultura, più luoghi di gioco e di crescita individuale e sociale, più lavoro sul fronte delle politiche positive (life chances). 
Più modelli di socializzazione informata alla quotidianità serena ed alla legalità (spiegata e vissuta, non proclamata a parole e smentita nei fatti).
Vantaggi per chi opera nella legalità e svantaggi per chi -al contrario - opera nella illegalità (al momento è il contrario: la legalità è un costo e le "scorciatoie" sono un guadagno). 
Politiche punitive per chi agisce da delinquente; punitive direttamente per questi e, di fatto punitive indirettamente anche per il partner familiare; ma non punitive per i figli che devono essere esternalizzati alla punizione sociale, sennò commettiamo una ingiustizia e perpetuiamo la spirale delinquenziale. 
Più politiche negative verso chi pratica e prospera nella scelta delinquenziale; non solo quelle finali a base di polizia e diritto penale che devono esserci, devono essere efficaci, ma non devono certo costituire il piatto principale (se non addirittura l'illusoria ricetta unica e una miracolosa medicina panaceatica).
Infine e certamente: certezza della pena, carceri come luogo detentivo/afflittivo assieme a luogo di proposta di reinserimento sociale e socializzato; per una risocializzazione non scontata (solo per avere abbuoni della pena, che vedo male optando invece per modalità di pene diversificate ma non quantitativamente diminuite se non come misura eccezionale e motivata, risocializzazione come proposta, ma adeguatamente verificata; lavoro facoltativo per mantenere la famiglia e per il risarcimento sociale di quanto/quanti siano stati danneggiati (come percorso che proponga anche modelli di giustizia retributiva e riparativa), oltre che come elemento a posteriori di giudizio del reintegro sociale.
Alla fine della pena serve far seguire misure di controllo che siano di deciso contenimento alle attività di chi persevera (non far finta che finita la pena siano finiti i problemi: c'è chi rimane asociale, antisociale e criminale) se giustamente non si può detenere a vita chi comunque non risocializza e persevera, non si possono lasciare in balia del delinquente professionale/abituale gli altri individui della società (non si possono condannare ad oggettiva insicurezza).
In aggiunta ai sistemi di sorveglianza post-detentivi tradizionali probabilmente è il caso di pensare (e adeguatamente formare) un poliziotto di prossimità che sia poliziotto con tutti gli attributi del caso e con una particolare formazione professionale aggiuntiva oltre che un forte inserimento socio-comunitario nel quartiere; che sia un poliziotto disarmante piuttosto che disarmato; che sia che sia poliziotto-tutor-coach e sia collegato con servizi sociali ed istituti lavorativi per un monitorare che sia contemporaneamente severo, attento e genitoriale. Tutt'altro che il controllo diurno buro-poliziesco di apposizione di una firma ad un registro o di verifica se il sottoposto ai controlli sta a casa.
E che lo Stato riprenda il controllo dei centri urbani e del territorio, con presenza discreta, diffusa ed efficace, con nuove leve di poliziotti formati al controllo territoriale ed alla community policing espressivi di una forza di polizia reale moderna capace di essere sociale e capace di imporsi se il caso (ripeto disarmante, non disarmata) che abbia alle spalle il supporto della comunità e di servizi sociali.
Non può sfuggire che, a riguardo, i vecchi giochi di potere sono ormai ridicoli, completamente estranei agli interessi dei cittadini e costitutivi di politiche di segno criminogeno piuttosto che anti-criminale. 
Basta alle tante forze di polizia che fanno complessivamente una polizia debole. Basta anche alle storielle del coordinamento (che oltre a mantenere le 7-8 polizie esistenti, aggiunge ulteriori servizi di polizia o quasi). In attesa di una unificazione per una sola polizia della Repubblica (o al massimo due e solo al fine di non togliere troppi giocattoli alla modesta politica, non certo per motivi di funzionalità) occorre un deciso processo di INTEGRAZIONE di tutte le forze esistenti
Occorrono servizi integrati ed interagenti. Altro che i giochini di spostare una forza dentro un'altra o di distinguere tra polizie di serie A e altre di serie B, tra statali di cui all'elenco e locali che non sono in elenco, ma che sono sempre presenti e sempre chiamate nei doveri e nei servizi , ed altrettanto sempre scordate nei diritti e nelle tutele.

Qui occorre pretendere che nasca una politica della sicurezza e di polizia che non c'è mai stata.




                                                 

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